Semi da coltivare

In questi ultimi mesi abbiamo più volte affidato a Dio, nel loro viaggio per
l’eternità, alcuni tra i primissimi collaboratori della nostra parrocchia, operai
della prima ora nella costruzione materiale, spirituale e umana della comunità.
Penso a signor Armido, meglio conosciuto come il marito di signora Giovanni,
instancabile nel suo lavoro in giardino e nella conoscenza millimetro per
millimetro di tutta l’impiantisca della struttura della chiesa. Ultimamente era
dedito ad accompagnare la sua sposa nel delicato e prezioso servizio per la cura
e la preparazione della chiesa, dei fiori e dell’arredo liturgico. Pochi giorni fa,
improvvisamente, nel silenzio del sonno, ci ha lasciato Marcello, il famoso sig.
Mandis: anche lui prezioso collaboratore, a fianco di don Gianni nelle attività
sportive e dell’oratorio quando ancora le strutture parrocchiali stavano
sorgendo. Nel frattempo anche altri parrocchiani dei primissimi tempi, ricchi di
tempo, di energie e di competenze spese e donate volontariamente per la
parrocchia, hanno trasferito nella “chiesa del cielo” la loro passione per la
comunità e la loro scelta di fede. Se oggi possiamo beneficiare di tanti spazi e di
tante strutture consolidate è anche grazie all’impegno costante, indefesso e
creativo di tante persone che nella semplicità della loro esperienza hanno fatto
dono di sé e mattone dopo mattone, pianta dopo pianta, idea dopo idea,
continuano ad essere presenti attraverso tutte le iniziative e le esperienze che
animano la nostra parrocchia. Certo, per alcuni aspetti, l’esperienza di quegli
anni e le possibilità messe in cantiere sono pressoché irripetibili. Rimane però lo
stile ispiratore e di riferimento: la parrocchia come famiglia in cui ciascuno, per
il suo e per ciò che può essere, fa dono di sé e porta nel cuore il desiderio di
renderla più bella e accogliente, più luogo in cui ritrovarsi e farsi trovare da Dio.
“Preghiamo per le nostre parrocchie – ha chiesto Papa rancesco – perché non
siano uffici funzionali, ma, animate da spirito missionario, siano luoghi di
comunicazione della fede e testimonianza della carità”.

don Emanuele

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