Non è l’ultima parola!

In questi giorni celebriamo la Commemorazione dei fedeli defunti: se la frenesia quotidiana e la preoccupazione per le cose da fare prendono il sopravvento, i primi di novembre siamo quasi costretti a fermarci e, varcando la soglia del Cimitero, per l’occasione variopinto come non mai, rallentare nella corsa e in punta di piedi entrare in una dimensione che comunque non ci appartiene, ancora. La dimensione del ricordo, della nostalgia, della preghiera, dell’ intercessione, delle domande importanti e degli incontri eterni: la dimensione del cielo. Sono sicuro che un po’ tutti non trascorriamo giorno senza pensare e pregare per i nostri cari e amici già in cielo: magari per carpire qualche suggerimento importante in qualche scelta decisiva della vita o perché troppe cose ci ricordano il loro passaggio tra noi. Con la fede nel Risorto questo pensiero prende una direzione diversa: vivono in Dio e per questo sono presenza sincera e sostegno tangibile per noi. Ogni volta che anche noi cerchiamo la sintonia con Dio, troviamo in Lui chi ci ha preceduto nella vita eterna: è la comunione che unisce la chiesa di quaggiù a quella della Gerusalemme celeste. Mi rattrista, soprattutto in occasione di funerali o delle ricorrenze dei defunti, quali trigesimo e anniversario, celebrare la Messa con la chiesa gremita e, al momento della comunione, scoprire che solo in pochissimi si avvicinano all’Eucarestia. Non accostarsi al Signore, alla concretezza del Dono del suo Amore, proprio nel giorno in cui ci vorremo sentirci in piena sintonia con il defunto, ci fa perdere l’occasione di esserlo per davvero: nell’Eucarestia possiamo ritrovare, attraverso il dono di Cristo, l’amore che dai defunti abbiamo ricevuto e che siamo stati capaci di donare. Certo, sono consapevole di come la morte e la separazione fisica generino in noi ferite, lacerazioni, smarrimento e turbamento non sempre facili da consolare e da gestire: guardare il Crocifisso, esprimendoGli tutto il dolore, la rabbia e la tristezza, ci fa percepire Dio che non è lontano dal tumulto e dalla devastazione del cuore e che unico fra tutti è proprio il Crocifisso Risorto a raccoglierci e consegnarci nelle tenere braccia della misericordia di Dio. La fede che professiamo nella risurrezione ci porta ad essere uomini di speranza e non di disperazione, uomini della vita e non della morte, perché ci consola la promessa della vita eterna radicata nell’unione a Cristo risorto.

don Emanuele

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